Visualizzazione post con etichetta affido coatto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta affido coatto. Mostra tutti i post

sabato 8 maggio 2010

Castelfranco, Bimba contesa: indagati i servizi sociali L’accusa è di lesioni personali aggravate



http://network.venetouno.it/wwwfiles/IMG/web/ico/bimba.jpg

L'avvocato: la bambina va restituita alla mamma

CASTELFRANCO - Sono finite nel registro degli indagati le assistenti sociali del Comune di Castelfranco, insieme alla psicologa che si occupa dell’area minori e al referente dell’Istituzione per i servizi sociali del Comune. Il caso è delicatissimo, perchè riguarda una bambina di appena sei anni, in carico, appunto, ai servizi e perchè i capi di accusa della querela, presentata dalla mamma e accolta dal procuratore aggiunto Lucia Musti, sono gravissimi: omessa denuncia, abuso d’ufficio, violenza privata e lesioni personali con circostanz e aggravanti.

La madre della bimba, infatti, nel marzo scorso, ha depositato una denuncia nei confronti delle assistenti preoccupata dallo stato di salute della figlia che da tempo presentava ‘arrossamenti nelle parti intime’: «Il 9 febbraio - scrive la madre nell’atto - durante uno dei miei incontri, alla presenza della psicologa, mia figlia mi ha detto: ‘Dormo spesso con la nonna e ho bruciore (alle parti intime ndr) perché ho mangiato piccante’.

Una volta nel bagno mia figlia mi ha mostrato il preoccupante arrossamento ho comunicato subito tutto sia alla psicologa che all’educatrice e le stesse mi hanno risposto che avrebbero assunto informazioni dal padre, a cui la bimba è stata affidata». Più di una settimana dopo, il 18 febbraio, chiedeva informazioni sullo stato di salute della figlia senza ottenere risposte chiare: «La psicologa alla mia domanda su quali fossero stati gli accertamenti eseguiti - prosegue la madre - ha risposto che l’infiammazione era dovuta all’assunzione di cibo piccante, così come riferitole dal padre e che era stata utilizzata per curare detta ‘malattia’ una pomata che il mio ex marito o i suoi familiari avevano in casa.

A specifica mia richiesta, se la bambina fosse stata sottoposta a visita specialistica, la dotttoressa non ha saputo rispondermi». Lo stesso giorno, incontrando la bambinanel pomeriggio la madre appurava che il rossore alle parti intime non era sparito e che la bimba «si metteva la pomata di cui sopra da sola». L’ansia della mamma, però, si è acuita nel momento in cui la bambina le ha posto una strana domanda: « ‘Ma tu lo conosci Massimo?’ mi ha chiesto mia figlia senza poi rispondermi sull’identità dell’uomo».

Preoccupatissima la madre avvisa il Tribunale di Bologna e qualche giorno dopo viene chiamata dalle assistenti sociali che le comunicano che il pediatra ha diagnosticato alla piccina una vulvite. «Ho telefonato subito ai medici del Policlinico per sapere se una diagnosi di vulvite in una bimba di appena sei anni potesse essere sintomo di violenza sessuale - scrive ancora la madre nella querela - . I medici mi hanno spiegato che il legame è possibile e che per accertarlo, occorre effettuare un esame denominato ‘urinocultura’.

Quando ho chiesto se questo esame fosse stato fatto l’assistente mi ha risposto di non saperlo ‘non essendo medico’». A questo punto la madre, appurato anche che, diversamente da quanto prescritto dalla legge, il malessere della bimba non era stato segnalato dalle assistenti sociali agli uffici competenti e dopo aver constatato che ancora il 9 marzo (dopo un mese intero) i problemi della bimba sembravano aggravarsi ha presentato querela. Ora il fascicolo predisposto dalla Musti è stato affidato al gruppo di pm che si occupa dei soggetti deboli e le indagini sul caso sono state avviate. Alessia Pedrielli-Modena qui 29 aprile 2010

29-04-2010


«La bambina va restituita alla sua mamma»
L’avvocato Miraglia chiede il riesame del provvedimento di ‘affido’
E’ una storia già nota quella della minore per cui sono state indagate le assistenti sociali del Comune di Castelfranco, insieme ai responsabili della Istituzione che, nel comune, parallelamente ai servizi, si occupa di sociale.
La storia (comunque tragica) di questa minore, per la quale la mamma teme, è cominciata quando i servizi sociali hanno deciso di sottrarla alle cure della madre, la castelfranchese Francesca Famigli, che da tempo lotta, anche pubblicamente, per riavere la propria figlia.
La madre, che nei mesi scorsi aveva riscontrato uno stato di salute non ottimale nella bambina in particolar modo legato ad arrossamenti e bruciori nelle parti intime, dopo che la stessa aveva dovuto insistere perchè le assistenti si facessero carico degli accertamenti approfionditi del caso (come riportato nel testo della querela) e dopo che l’avvocato che la assiste, Francesco Miraglia, aveva verificato come le stesse assistenti non si erano rivolte, come di dovere per la loro carica, al Tribunale di Bologna per segnalare anche solo vaghi sospetti relativi alla buona condizione della bimba (oggi affidata alle cure del padre) ha depositato una circostanziata querela.
Il procuratore aggiunto Lucia Musti ha aperto un fascicolo e nel registro degli indagati sono finiti insieme alle assistenti dell’area minori del Comune di Castelfranco Laura Valli, Elisa Pedretti, anche la psicologa dei servizi sociali Maria Zuccarato e il responsabile dell’Istituzione Natalino Bergonzini e la sua assistente Elena Zini.
Ovviamente le indagini si svolgono a tutto tondo e l’iscrizione al registro riguarda tutti i responsabili dei servizi a cui la bimba è affidata anche se ognuno dovrà rispondere per il ruolo che effettivamente ricopre.

Al di là del grave episodio la vicenda di Francesca Famigli è particolarmente complessa e procede anche giudizialmente dal 2004 prendendo origine dalla separazione e dai dissidi tra il padre e la madre della bambina.
In ogni caso, va ricordato che la Famigli, che ora può vedere sua figlia solo una volta alla settimana non è mai stata accusata di violenza o di abusi di nessun genere sulla minore e che nonostante questo la bambina le è stata sottratta e attualmente è stata ffidata al padre.
«La situazione, attualmente è molto grave - spiega l’avvocato Francesco Miraglia - la bambina ha presentato lesioni e riferito di bruciori alle parti intime da meglio definire.La bambina riferisce di dormire a letto con la nonna paterna molto frequentemente e dai dati sopra esposti emerge una urgenza di verificare lo stato attuale dell’affidamento e rivedere tramite apposita consulenza tecnica di ufficio del Tribunale dei minorenni lo stato di salute psicologica della bambina e la capacità genitoriale della madre al fine di valutare nei tempi minori possibili l’effettivo reintegro della stessa nell’accudimento della figlia».
(al.pe.)

giovedì 22 aprile 2010

BAMBINO SEZZE, LA REPUBBLICA 22 APRILE 2010

"Bambino trattato come un boss Quattordici agenti per prenderlo"
Sit-in del comitato Vittime della giustizia minorile per i metodi usati dal tribunale. Tra i casi condannati, quello di un bimbo di 7 anni che doveva essere acompagnato in una casa famiglia, prelevato da 14 agenti. Il piccolo si è sentito male ed è finito in ospedale


di GABRIELE ISMAN e ANNA MARIA LIGUORI

Un sit-in di due ore stamattina davanti al tribunale dei Minori in via dei Bresciani 32. È l'iniziativa del comitato Vittime della giustizia minorile «per esprimere - spiega la portavoce Roberta Lerici - la nostra condanna nei confronti per i metodi usati da questi giudici in diverse occasioni. Non si può avere una giustizia minorile così violenta che aggiunge ulteriori traumi a quelli già vissuti dai bimbi. Abbiamo assistito negli ultimi tempi a una serie di provvedimenti punitivi verso i bambini».

La protesta parte da alcuni casi: primo fra tutti quello di un bimbo di 7 anni, nato a Roma ma residente a Sezze, in provincia di Latina, per il quale il tribunale dei minori capitolino ha disposto l'allontanamento dalla madre e l'affido ad una casa famiglia. Il comitato si riferisce a quanto è scritto nell'ordinanza che riguarda il piccolo, del 13 aprile scorso, firmata dal presidente Roberto Ianniello, dal giudice Armida Del Gado, dagli onorari Giuseppe Parrella e Marisa Fragasso: «Tale allontanamento dovrà essere effettuato dalla questura di Latina ufficio Minori senza indugio e vincendo ogni resistenza dei parenti del bambino e del minore stesso». Un diktat che venerdì scorso è stato rispettato da ben quattordici agenti, con due volanti e tre auto senza insegne, che si sono presentati sotto casa della mamma di Luigi (il nome è di fantasia, ndr) per prelevarlo. Il piccolo però si è sentito male, ed è stato ricoverato in ospedale. «A sette anni trattato come un boss», sottolinea il comitato. L'avvocato Girolamo Coffari, che rappresenta la mamma del bambino, ha presentato ricorso contro la decisione dei giudici, parlando di illegittimità dell'allontanamento violento e di violazione del diritto d'ascolto. Secondo l'avvocato, «il bambino non è mai stato ascoltato sul suo collocamento.A lui nessuno ha chiesto le ragioni del suo contrasto tra i genitori e se desidera andare a vivere in una casa famiglia». Nello stesso ricorso, l'avvocato ricorda la sentenza della Cassazione che ha sancito «l'obbligatorietà dell'audizione del minore da parte del giudice nei procedimenti di separazione legale».

Oggi al sit-in, rilanciato anche su Facebook, saranno presenti i genitori e i compagni di scuola del bambino, i giocatori dell'Aprilia che hanno appena conquistato la serie A1 di volley e che domenica hanno giocato con maglie di sostegno alla causa di Luigi e della sua mamma, e, come dice ancora Roberta Lerici, «altre madri vittime del tribunale dei minori». «Il provvedimento - osserva l'avvocato Coffari - vietava in maniera assoluta ogni contatto tra la madre e il piccolo di 7 anni, configurando un trauma per il bambino che ha sempre vissuto con la madre. E lo stesso consulente tecnico d'ufficio, nominato dal tribunale, neppure considerava l'allontanamento, senza dimenticare i pareri dello psichiatra come Luigi Cancrini e del direttore del dipartimento di Neuropsichiatria infantile di Latina, Sandro Bartolomeo». Coffari ha chiesto la ricusazione del giudice Ianniello: «In cinque mesi ha firmato cinque provvedimenti sul caso di Luigi tutti contraddittori tra loro».

la repubblica 22 aprile 2010